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RECENSIONE FILM APNEA

APNEAANNO: Italia 2007

GENERE: Drammatico

REGIA: Roberto Dordit

CAST: Claudio Santamaria (Paolo), Fabrizia Sacchi (Monica), Michela Noonan (Chiara), Diego Ribon (Alex), Giuseppe Battiston (Renato), Elio De Capitani (Giordano), Daniele Mauro (Leo), Emiliano De Marchi (Infanti), Enrica Rosso (Josephine), Emmanuel Dabone (Naim).

DURATA: 93 '

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TRAMA: Paolo (Claudio Santamaria), dopo un brillante passato di schermidore, lavora come giornalista sportivo in un piccolo giornale. Un suo amico, Franz, muore d’infarto. Era un ex campione di scherma, come lui, ed era diventato imprenditore, come tanti in quella ricca provincia del nord.
Un po’ per caso, Paolo si accorge che la vita dell’amico scomparso non era così limpida come credeva. Anche la sua morte sembra nascondere qualche segreto. La ricerca della verità diventa per Paolo un’intrusione in un mondo a lui lontano, quello dei ricchi industriali della concia. E’ un ambiente sporco ma anche affascinante, un’occasione di incontri inconsueti, come quello con i figli del ricco Giordano (Elio De Capitani): Chiara (Michela Noonan), la giovane figlia un po’ scapestrata; il piccolo Leo (Daniele Mauro), affetto da una forma di autismo. Soprattutto lui aiuterà Paolo a far luce sulla vita dell’amico Franz e sulle circostanze della sua morte...

CRITICA a cura di Alessio Galbiati:

Premi: 2005 Festival Santander de Cantabria - Premio Alma alla migliore sceneggiatura e il Premio Sintonia alla miglior colonna sonora.

E' uscito nelle sale italiane, un pò per miracolo, un ottimo esordio cinematografico: Apnea. Roberto Dordit esordisce al lungometraggio con uno strano giallo sociale ambientato nel profondo nord est, tra le contraddizioni d'una realtà imprenditoriale afflitta da esasperate pressioni del mercato internazionale.
La storia produttiva del film è illuminante sullo stato dell'arte cinematografica nel nostro paese: dichiarato nel 2004 di interesse culturale e nazionale dal Ministero per i Beni Culturali ha avuto accesso ai fondi destinati alle opere prime e seconde (art. 8) consistente in un contributo di 250 mila euro come aiuto alla distribuzione, contributo però tagliato dal celeberrimo Decreto Urbani.
Un film pensato nel 2001, concluso nel 2004 e nelle sale a febbraio del 2007.
Una mattina, nel parcheggio di un pronto soccorso, Franz viene trovato morto sul sedile della sua automobile. Paolo intanto lo aspetta alla palestra dove sono soliti trovarsi per tirare di scherma. Siamo nella ricca provincia del Nord Est, fatta di case belle costruite con i soldi.
Paolo scoprirà che l'amico appena scomparso non era la persona che lui credeva, scoprirà lo spietato mondo delle concerie, scoprirà come ascoltare un bambino autistico.
Dordit dichiara in un'intervista di aver sentito parlare per la prima volta dei frequenti incidenti che accadono nelle concerie venete nel bel “Schei” (Soldi) di Gian Antonio Stella. “Schei” significa soldi. “Schei” significa, applicato all'industria, che ogni cosa ha un prezzo e che il potere è nelle mani di chi possiede più “schei”, e che tutto il resto sono solo chiacchere.
In Italia la questione delle morti bianche registra cifre preoccupanti, costantemente richiamate dalle istituzioni incapaci di porre rimedio ad una realtà produttiva che produce – appunto – poco più di tre incidenti mortali al giorno sul posto di lavoro. Spesso le vittime sono stranieri. Gli extracomunitari che lavorano silenziosi senza mai aprir bocca, disposti a sopportare qualsiasi umiliazione pur di ottenere quei due soldi necessari alla propria dignità sono esseri invisibili in questi nostri paesi ospitanti, che di ospitale non hanno nemmeno più la fantasia. Loro fanno quei lavori che oggi nessuno più vorrebbe fare. Gli “ospiti” sono persone a metà, costrette in condizioni dove non è nemmeno prevista la possibilità di avere una prole, sotto-proletari ai quali sono negati i diritti di cittadinanza più elementari. Esseri umani la cui vita vale meno di niente. Lo sfruttamento della manodopera a basso costo, fuori da ogni legge ed al di là d'ogni principio legato alla sicurezza è la chiave attorno alla quale è costruito il freddo giallo sociale allestito da Roberto Dordit.
Le concerie sono luoghi pericolosi dove lavorare. Le vasche all'interno delle quali la pelle subisce i trattamenti per la colorazione sono contenitori di gas pericolosi per l'organismo e la loro pulizia è un'operazione rischiosa perchè da svolgersi in completa apnea. Se si respira quell'aria si muore, si muore intossicati nel giro di pochi minuti. Questo tipo di lavoro è una delle classiche mansioni che gli italiani non vogliono fare più, perchè troppo pericolose e troppo mal pagate. Il Nord Est d'Italia è zona geografica specializzata in questo tipo di attività commerciale, le sue concerie sono fra le più rinomate ma la concorrenza derivata dal costo irrisorio della manodopera nei paesi del terzo mondo sta velocemente mettendo in crisi un intero settore. Per stare al passo con la concorrenza, magari uno avanti, bisogna ridurre al massimo i costi, ciò significa produttività oltre ogni legge. Straordinari e sicurezza sono le due variabili che in maniera inversamente proporzionale vengono maggiormente chiamate in causa dalla produzione. Si oltrepassano le ore massime di straordinario e si chiude un occhio sul rispetto rigoroso delle norme di sicurezza.
Apnea. Lavorare in apnea per non morire. Questo nelle concerie italiane è ciò che viene richiesto ai lavoratori. I metodi lavorazione della concia delle pelli appaiono come inumani se rappresentati e qui risiede la forza della pellicola non a caso patrocinata dalla CGIL. La macchina da presa segue i personaggi che si muovo nelle fabbriche, ne vediamo di moderne, di abbandonate, seguiamo il procedimento industriale, vediamo cosa fanno gli operai. Un catalogo di immagini che può darci qualche elemento per comprendere davvero cosa possa essere una fabbrica degli anni 2000. I luoghi di lavoro sono territori estromessi dai media, raramente vediamo in cosa si concretizzano quelle professioni ai limiti della legalità spesso fondamentali per il ciclo produttivo.
Paolo è interpretato da un sornione Claudio Santamaria, giovane giornalista sportivo d'un giornale di provincia, che lentamente comincia a scavare sotto le apparenze del tragico infarto che ha stroncato l'amico conducendo un'indagine giornalistica che lo porterà a scoprire gli scheletri che affollano l'apparente rispettabilità del capitalismo veneto. Un eccellente Elio De Capitani da corpo e voce al magnate locale (sarà proprio grazie a questa interpretazione che giungerà al caimano di Moretti) vero paradigma attorno al quale costruire il polo negativo della narrazione. Vorrei segnalare a chi non lo sapesse che Elio De Capitani ha realizzato, pur essendo fra i migliori attori in circolazione nel nostro paese, solamente quattro pellicole due delle quali negli ultimissimi anni e con parti vicine per caratterizzazione del personaggio (se sia più di “fantasia” Berlusconi o questo imprenditore del Nord Est è difficile dire): Il Caimano (Nanni Moretti, 2006), Apnea (Roberto Dorit, 2004), Veleno (Bruno Bigoni, 1993) e Sogno di una notte d'estate (Gabriele Salvatores, 1983). Compongono il cast: Giuseppe Battiston nome spesso presente in quei film a sfondo sociale del nostro cinema (Pane e Tulipani, La meglio gioventù, La tigre e la neve, La bestia nel cuore, A casa nostra), l'attrice italo-australiana Michela Noonan che presta la sua fastidiosissima parlata anglo-italiana alla figlia dell'industriale caimano, Fabrizia Sacchi nei panni della moglie dell'amico scomparso da un'intesa prova per un personaggio non completamente risolto e decisamente problematico, infine il piccolo Daniele Mauro che nel film è il figlio autistico dell'industriale De Capitani presta la propria collaborazione per il carattere più controverso dell'intero film. Questo ragazzino, afflitto dal problema dell'autismo, sarà l'aiutante dell'eroe della narrazione (Santamaria) che risolverà il caso proprio riuscendo ad entrare in contatto con quella parte nascosta che il bambino chiude autocentricamente dentro di sé. Risultano però piuttosto slegati dal resto della narrazione i momenti della pellicola dedicati all'esplorazione del mondo interiore del piccolo Leo e solamente accennati i motivi per cui Paolo riesca in qualche modo a comunicare con lui, forse è solamente la sua capacità di ascoltare che li avvicina, forse solamente più amore può “curare” da questo male oscuro.
Girato in digitale e fotografato con colori desaturati e sovraesposti il film restituisce la sensazione di oscurità dell'intera vicenda e di un intero territorio all'interno del quale istinti utilitaristici brulicano e si concretizzano lontano da occhi indiscreti, lontano da animi che non potrebbero accettare la cinica etica con la quale il denaro viene prodotto.
Un'ultimissima notazione su di una colonna sonora di pregevole livello per gli amanti dell'elettronica contenente i Koop ed, udite-udite, Matthew Herbert con la sua big band. Alessio Galbiati - Kulturadimazza (LINK)

VOTO: 7

 
 

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