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RECENSIONE FILM JUNO

JUNOCRITICA a cura di Olga di Comite: Di giunonico, nonostante il nome, l’adolescente protagonista del film non ha proprio nulla: piuttosto sembra una minuta e delicata statuina, vestita un po’ casual un po’ sull’inventiva individuale, ma certo la giovane interprete Ellen Page ci sa fare e con estrema naturalezza snocciola le battute taglienti o ironiche, comunque sdrammatizzanti, del testo che le sta addosso a pennello.

Siamo nuovamente (mi è capitato di dirlo altre volte) di fronte a un piccolo film con tante chances: sta facendo il pieno al botteghino e per la sceneggiatura la emergente Diablo Cody ha vinto un Oscar. Dato il periodo elettorale e una qualche attualità dei fatti trattati con garbo e semplicità, qualcuno ha voluto maldestramente utilizzare anche questa storia per spezzare lance a favore di campagne antiaboriste fatte tornare di moda da abituali pescatori nel torbido, nonché da un’istituzione fresca e giovanile come il clero vaticano. Questa invece è una commedia acuta e insieme di esemplare trasparenza, che riscopre la ragionevolezza e il rispetto per le decisioni altrui.

Da un padre e una “matrigna” ci si può aspettare una reazione lamentosa o cattiva, quando vengono a sapere dalla figlia sedicenne che aspetta un bambino, e invece niente tragedie ma concreta solidarietà, solo un po’ velata da qualche ovvia preoccupazione. E Juno sa prendere le sue decisioni e su quelle comincia a crescere; sa di non essere in grado di gestire questo figlio, frutto di un gioco e di una curiosità, ma rifiuta anche l’aborto, perché rigetta l’atmosfera e l’ “odore da dentista” del luogo dove si fanno. Così porta avanti la gravidanza e sceglie lei una coppia a cui dare il figlio in adozione appena nato. La coppia sembra tutta latte e miele: lei borghese e un po’ melensa, lui succube ma innamorato, si capirà invece che anche marito e moglie non sono quello che sembrano. Poi tutto si conclude pianamente, con realismo e una punta di tenerezza. Juno scopre che il giuggiolone svampito ma sensibile con cui ha voluto provare il sesso è anche vicino al suo cuore.

E noi riscopriamo una questione veramente importante su cui perfezionare le leggi, fare educazione e sensibilizzazione, visto che qui si tratta davvero di difesa della vita. Mi riferisco alla possibilità per tutte le donne, che per qualsiasi vero motivo non possano tenere un figlio e che non se la sentono di abortire (o non possono farlo), di darlo in adozione appena messo al mondo. Aprire con le dovute cautele e controlli le porte a più soluzioni è davvero urgente e doveroso e competono invece unicamente alla sensibilità, all’intelligenza e al contesto in cui si trova ogni singola donna le scelte definitive.

Contenuti a parte, il film ha anche altri pregi non da poco: ritmo veloce e pulito, comprimari giusti, sigla iniziale tra l’animazione e il fumetto che si attaglia perfettamente al personaggio, musica che spazia da brani ultramoderni suggeriti da Ellen Page a classici come Sea of Love in versione Cate Power e a pezzi dei The Velvet Underground in un miscuglio di folk e filastrocche puerili molto particolare. Tutto ciò mi pare più di quanto si possa richiedere a un film nato con scarse ambizioni. Olga di Comite
VOTO:

 

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